Azioni Parallele

NUMERO 5 - 2018
Azioni Parallele
è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós.
La direzione di Azioni Parallele è composta da
Gabriella Baptist,

Aldo Meccariello
e Andrea Bonavoglia.
La distribuzione è affidata a Ergonet (VT).

La sede della rivista è Roma.

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Le capanne dello Zio Taut

Bruno Taut a Berlino prima e dopo la Grande Guerra

 

Bruno Taut

 In Azioni Parallele n. 2 "LUOGHI non troppo COMUNI", Bruno Taut è ricordato con questo saggio, con cinque video amatoriali sulle sue principali Siedlung berlinesi (sezione "Visti"), e con la pubblicazione in facsimile di "Auflösung der Städte" (sezione "In rete"). 

 

 

1. BrunoTaut

1.1.

Quando tra il 1925 e il 1931 Bruno Taut diresse la pianificazione e la costruzione di oltre 1.000 (mille) appartamenti e di quasi 500 (cinquecento) case a schiera in una vasta area tra le circoscrizioni berlinesi di Dahlem e Zehlendorf, fu forse naturale che il nome di un locale esistente, ispirato a un celebre romanzo americano, finisse per indicare anche il nuovo quartiere: era nata la Onkel-Toms-Hütte Siedlung, cioé la Siedlung della Capanna dello Zio Tom. E fu forse altrettanto naturale che a qualcuno venisse in mente di scherzare sull'architetto, ribattezzandolo Onkel Taut, lo Zio Taut.

In quegli anni in effetti Bruno Taut fu talmente prolifico che nella capitale tedesca il suo ruolo dovette assomigliare a quello del costruttore perfetto, dell'architetto per tutte le stagioni. Paradossalmente, questa sua notevolissima qualità ha finito per danneggiarne il ricordo, al punto che in molte storie dell'architettura del Novecento il suo nome risulta citato appena, e quasi esclusivamente collegato all'espressionismo degli anni precedenti la Grande Guerra.

Taut è invece figura grandiosa e complessa, personaggio ricchissimo di valori diversi ma complementari, come si può ben intuire dal dato impressionante di quanto egli seppe costruire (qualcosa come ventimila alloggi) e di quanto seppe teorizzare (numerosi articoli e vari libri destinati a chiarire le sue posizioni teoriche, da un lato di matrice utopistica e visionaria, dall'altro collegate alla sua attività di progettista). L'uomo che vede le meraviglie del futuro in un'architettura di cristallo aderente alla natura - tali erano le sue visioni di un futuro possibile - è anche l'uomo che costruisce migliaia di case popolari: c'è o no contraddizione in tutto questo?

Chi tra gli storici dell'architettura si è occupato di Taut ha spesso trovato una spiegazione frettolosa, scoprendo nei progetti realizzati soprattutto dopo la Guerra un qualcosa dell'anima ideologica che l'architetto aveva manifestato soprattutto prima della Guerra; ma l'errore è evidente, visto che Taut continuò a descrivere utopie durante e dopo la sua attività concreta ed esecutiva. Anche chi ha cercato di trovare improbabili somiglianze tra l'utopia disegnata e le case costruite non ha risolto molto, per il semplice motivo - a mio parere - che troppo spesso si vede nel "compromesso" una soluzione insoddisfacente, che non si vuole proporre né giustificare. Taut fu probabilmente l'architetto realista di cui Berlino aveva bisogno, realista nel costruire, utopico nell'immaginare, pragmatico nell'ideologia che si fa "cosa": uomo di compromessi appunto.

 

1.2.

La mia analisi, in gran parte visiva e suffragata da immagini e filmati, punta su cinque dei tanti straordinari luoghi comuni che lo zio Taut ha costruito a Berlino: la Gartenstadt Falkenberg (1913-1916), la Siedlung Schillerpark (1924-1930), Hufeisensiedlung Britz (1925-1930), la Waldsiedlung Onkel-Toms-Hütte (1926-1931), la Wohnstadt Carl-Legien (1928-1930). Da notare che l'UNESCO per una volta ha saputo andar oltre le valutazioni degli storici e ha dichiarato patrimonio dell'umanitá quattro di questi quartieri progettati da Taut (con l'eccezione proprio della Onkel-Toms-Hütte); nel sito UNESCO denominato Siedlungen der Berliner Moderne si trovano anche la Weiße Stadt e la Siedlungsstadt, costruite negli anni Trenta da alcuni altri architetti, tra cui Walter Gropius e Hans Scharoun.

I nomi degli insediamenti sono dettati dalla destinazione e dall'uso: il termine Siedlung, spesso mal interpretato in italiano, significa letteralmente colonia, ma viene di fatto a coincidere con il nostro concetto di nuovo insediamento residenziale. Gartenstadt sta per città-giardino e Wohnstadt per quartiere residenziale, ma la sostanza non cambia molto, sono sempre gruppi di case inserite in un contesto urbano progettato ex-novo.

Teorico raffinato e studioso instancabile delle tecniche e delle forme storiche legate alla residenza, Taut ci spiega nei suoi libri come bisogna costruire in concreto (mentre rimanda a tavole fantasiose l'utopia di un mondo che verrà); nel suo "Costruire. La nuova edilizia abitativa", scrive che

L'armonia formale di un insediamento deriva sostanzialmente dalla disposizione degli agglomerati e delle serie di case, perciò i vecchi e semplici archetipi di residenze con tetti a due falde offrivano un ottimo spunto per l'innesto di più unità. Il fronte della casa guarda alla prossima senza chiuderla, anzi, collegandola al tutto come l'anello di una catena, e crea un'unità che influisce sul senso estetico col suo ritmo unitario di grandi volumi. … A questo punto, il passaggio alla copertura piana del tetto, all'uso degli elementi formali esteriori tipici dell'architettura olandese, o altre modifiche analoghe, la ricerca di un raccordo semplice tra la superficie esterna e le finestre, che saranno più ampie, l'applicazione di altre soluzioni del genere, diverranno soluzioni scontate.

 

1.3.

Prima dell'analisi progettuale, vale la pena di ricordare alcuni punti della biografia professionale di Taut, nato nel 1880 a Königsberg e morto a Istanbul nel 1938. Attivo dagli anni Dieci, Taut fece parte e spesso guidò i gruppi di architetti e artisti espressionisti sostenitori di quelle posizioni tardo-romantiche e socialiste nate nel 1905 con i pittori della Brücke di Dresda. Amico fraterno di un poeta visionario come Paul Scheerbart, prima della Grande guerra Taut firma un singolare progetto utopico-pacifista costituito da trenta disegni completi di didascalie, intitolato "Alpine Architektur", che anche in seguito farà da base a progetti simili.

Il Glaspavillon a ColoniaL'idea di fondo, detta in modo sommario, si basa su una ricerca di identità tra uomo e natura tale da generare luoghi futuri di vita immersi nella luce e nella trasparenza del vetro; inoltre, l'appello utopico è interamente basato sul pacifismo, sul rifiuto delle spese militari e belliche, e su un inno alla fratellanza. In occasione della mostra del Werkbund a Colonia nel 1914, Taut - che aveva già progettato la Siedlung Falkenberg a Berlino - realizza la sua unica opera universalmente nota, quel singolare Glaspavillon ogivale e coloratissimo che sarebbe diventato il manifesto dell'esposizione stessa.

Nel dopoguerra, dopo alcuni anni trascorsi come assessore a Magdeburgo, Taut lavora incessantemente a Berlino. Nel 1933, la conclusione della Repubblica di Weimar e l'avvento del nazismo lo spingono all'esilio, e la sua scelta imprevedibilmente cade sul Giappone, dove trascorre pochi anni alla scoperta di nuove realtà artistiche, sulle quali lascia interessanti testimonianze teoriche. Nel 1936 un'altra scelta insolita lo spinge in Turchia, dove ottiene incarichi prestigiosi tra cui la progettazione del catafalco per la sepoltura del padre della moderna nazione turca, Atatürk. Proprio a Istanbul nel 1938 Taut muore, non ancora sessantenne.

 

2. Nuove case, nuovi quartieri

2.1.

Le case progettate da Taut nelle varie Siedlung berlinesi si costituiscono in una complessa serie di tipi, peraltro in gran parte riconducibili a due principali radici: case unifamigliari a schiera e appartamenti in edifici in linea. Le case a schiera sono di solito distribuite su due livelli, ciascuno di due locali e un disimpegno, con una soffitta e due giardini, uno all'ingresso e uno sul retro (il modello è quello inglese). Gli appartamenti al piano sono due o tre per corpo-scala, con ingressi dal pianerottolo, dotati di due o tre camere con bagno e cucina. Le piante delle residenze nel complesso sono simili tra loro, basate su distribuzioni economiche e razionali, e non segnano innovazioni particolari, mentre è nei dettagli costruttivi e in alcune soluzioni formali che scopriremo elementi più originali.

Il procedimento globale della costruzione di un luogo comune come il quartiere residenziale parte ovviamente dal territorio, dalle strade già esistenti e da quelle che verranno aggiunte, da eventuali elementi geologici come alture e corsi d'acqua, dal rapporto tra il nuovo insediamento e gli oggetti preesistenti. La traccia generale viene calcolata in base agli abitanti previsti, alle cubature necessarie e al costo globale previsto. Questa operazione è quindi urbanistica e, pur essendo primaria e determinante, è la meno studiata dagli storici. Taut, in collaborazione ogni volta con altri architetti e naturalmente in rapporto diretto con gli enti comunali o appaltanti, affronta la progettazione dei quartieri berlinesi con piglio razionalista da un lato (tutto deve in primo luogo funzionare) e con capacità socio-antropologiche dall'altro (la gente deve viverci al meglio). Nonostante la vicinanza obbligata delle case, l'architetto cerca soluzioni in grado di mantenere almeno una qualche privacy, cerca variazioni formali che diano unicità a ogni residenza, studia la posizione del "verde" in relazione alla posizione delle stanze, calcola distanze e rapporti nel tentativo di restare sotto la soglia del sovraffollamento.

È chiaro che i tempi sono cambiati. E sono cambiati anche gli inquilini, secondo fenomeni interni alla città che nessuno avrebbe mai previsto negli anni Venti; il caso estremo a Berlino è la posizione stessa delle Siedlung, alcune ritrovatesi a Ovest e quindi soggette dal 1946 al 1989 ai governi locali della Germania Federale, altre a Est, e quindi sovietizzate. Ma altri fenomeni locali si sono sovrapposti, ed è sorprendente scoprire ad esempio che la Siedlung di Schiller-Park è oggi abitata prevalentemente da immigrati, mentre la Siedlung-Carl-Legien, sotto molti aspetti simile a quella, è invece diventata una meta di borghesia medio-alta.

 

2.2.

Vediamo ora, in generale, le case da dentro. L'architetto disegna la struttura di un appartamento normale, che deve essere ripetuta molte volte, anche decine di volte. Taut usa materiali e tecniche edilizie economiche, privilegiando muri di mattoni intonacati e scale di legno. Ma quella "casa" non deve essere anonima; questo tentativo può essere affrontato tramite variazioni degli schemi e grazie a soluzioni visive, come la partizione, la colorazione e i materiali degli infissi, la colorazione delle pareti interne ed esterne. Taut credeva molto in queste scelte cromatiche, le descrisse in varie occasioni come elemento portante delle sue architetture e ne difese strenuamente l'originalità, tanto che - a quel che sembra - trovava illegittimo che qualche inquilino modificasse le sue tinte originali.

Ma non solo le pareti sono colorate. Le porte di legno e gli infissi delle finestre sono quasi sempre suddivisi secondo diverse griglie geometriche e colorati in più tinte; una rassegna dei formati delle finestre e delle porte di Taut porterebbe a una carrellata impressionante di schemi, di colori, e di infinite variazioni sul tema.

  

Va detto che questo aspetto delle case di Taut é stato spesso taciuto, se non ignorato, in parte a causa delle riproduzioni in bianco e nero dei suoi progetti, ma in qualche caso anche per semplice arroganza della critica, che gli ha preferito e ha probabilmente supervalutato le scelte minimaliste - in tutti i sensi - di Gropius o di Klein o dello stesso Le Corbusier. I colori ovviamente ci rimandano all'esperienza olandese di De Stjil, e proprio con Thomas Rietveld e con Jacobus Oud andrebbe aperto un confronto stilistico; sappiamo bene che Taut e Oud non soltanto si conoscevano, ma erano legati da amicizia e stima reciproca (esistono frammenti di un ampio epistolario tra i due), ma il rapporto e le congruenze tra le loro architetture sono ancora in gran parte da definire.



3. Le Siedlung oggi, tra immagini e parole

3.1. Gartenstadt Falkenberg, 1913-1916

Indirizzi: Akazienhof, Gartenstadtweg, Am Falkenberg, municipio di Treptow, Berlino.
77 case a schiera, 48 appartamenti in case in linea, 4 appartamenti in 2 case bifamigliari per un totale di 129 unità abitative.

(vedi anche il video sulla Siedlung)  

Piano originale per la città giardino di Falkenberg

Il progetto della città giardino di Falkenberg risale all'ultima epoca imperiale e alle necessità di dare case più accoglienti alla classe operaia, fino ad allora spesso confinata nello squallore delle "Mietkasernen" (caserme d'affitto). Era stato previsto un insediamento grandioso destinato a oltre settemila abitanti, ma la Guerra ne impedì la realizzazione completa, al punto che il costruito si limita a un'infima percentuale di quanto previsto.
Qui Taut affronta per la prima volta il tema delle case ripetute all'infinito e rivela già buona parte delle scelte progettuali successive: il colore esterno, il variare delle tipologie, la cura degli infissi. Le poche case realizzate sono disposte le une in un gruppo a corte molto intimo e privato, le altre lungo l'asse di una sola strada confinante; risentono stilisticamente dell'influenza del grande "tradizionalista" Heinrich Tessenow, che collaborò parzialmente con Taut nella realizzazione del quartiere.

La Siedlung Falkenberg si trova a tutt'oggi in una periferia abbastanza esterna della città e fu maltrattata durante il regime della DDR; il restauro è stato tuttavia efficace. Se confrontata con le successive opere di Taut, la maggior differenza si trova nei tetti, che qui mantengono l'impostazione tradizionale a spioventi; per alcuni abbaini, tipica soluzione berlinese sulle ampie e ripide falde, Taut adotta anche la forma "a occhio", piacevole ma forse relativamente stonata nel contesto.
Le case in definitiva appaiono abbastanza normali, se non fosse per il disegno raffinato e variopinto di alcune pareti esterne, per gli eleganti pergolati sopra gli ingressi e per i piacevoli disegni geometrici delle porte; con uno sforzo, dobbiamo ricordarci che siamo ancora in epoca Art Nouveau. I destinatari delle case non erano persone agiate e le decorazioni tendevano a creare, con i pochi mezzi a disposizione, l'effetto di case più dignitose.

 


 

3.2. Schillerpark, 1924-1930

Indirizzo, Dublinerstrasse nei pressi di Schillerpark, municipio di Wedding, Berlino.
303 appartamenti in case in linea.

(vedi anche il video sulla Siedlung)

Veduta aera della Siedlung Schiller-Park

Schillerpark è un bel parco nella circoscrizione di Wedding, a nordovest del centro di Berlino. Negli immediati dintorni, lunghe file di case riprendono i tipi e le forme dell'insediamento più esterno, che è sicuramente la più nota e citata tra le Siedlung progettate da Taut. È la più nota probabilmente perché segue, o sembra seguire, i canoni dell'architettura moderna: standardizzazione, schematismi, razionalizzazioni. E qui anche il colore è meno importante, predominano il bianco degli intonaci e il marrone scuro dei mattoni di klinker berlinese, sebbene le porte d'ingresso abbiano spesso un disegno fantasioso, colorato di rosso, azzurro o verde.

I corpi degli edifici sono rettangolari e risultano disposti a formare grandi cortili, nei quali in realtà si svolge la vita degli abitanti, con i balconi, gli affacci, le spalle rivolte al rumore delle strade. Gli aspetti formali più rilevanti sono dati dai tetti piani, che chiudono gli edifici secondo una geometria regolare e lineare, dalle strisce orizzontali bianche, che marcano e creano collegamenti tra i vari blocchi, e soprattutto dai balconi esterni d'angolo, fortemente visibili nel contesto delle facciate, e da quelli interni, incorniciati da robusti pilastri.

Schillerpark è il progetto berlinese più vicino all'idea di "moderno", azzardando che Falkenberg sia stato il più "antiquato". Ma negli anni successivi Taut riesce a trovare una propria strada, che lo identifica e lo qualifica come straordinario costruttore di case e di quartieri abitabili, né moderni né antiquati.

 


 

3.3. Hufeisensiedlung Britz, 1925-1930

Indirizzo, Stavenhagenerstrasse, Parchimer Allee, Lowise-Reuter-Ring, municipio di  Neukölln, Berlino.
1556 appartamenti in case in linea e 407 case a schiera, per un totale di 1963 unità abitative.

(vedi anche il video sulla Siedlung)

Veduta aera della Siedlung Hufeisen di Britz

Dall'aereoplano, la Siedlung detta Hufeisen (a ferro di cavallo) è una protagonista del panorama; la striscia di case curvate intorno a uno stagno appare come una gigantesca incisione nella pianura di Berlino. Ma la grande Siedlung, che si trova a Britz, nella popolare circoscrizione di Neukölln, settore orientale e periferico della metropoli, è molto più di una curiosità architettonica, è una piccola città oggi restaurata e ariosa, composta da quasi duemila alloggi.

Il ferro di cavallo intorno allo stagno caratterizza l'insediamento, ma anche le strade intorno, e il variare delle tipologie, e la massiccia presenza di aree verdi. Hufeisen rappresenta il tentativo più concreto da parte di Taut di creare una città ideale, e in qualche modo l'aspetto "centrale" del quartiere lo conferma, con un vago richiamo alle città ideali rinascimentali e anche ai progetti utopici dello stesso Taut.

Intorno al ferro di cavallo si trovano altri edifici in linea di dimensioni diverse e di altezze diverse, e una serie di case a schiera disposte su alcune delle strade interne. Il piano generale segue una regola geometrica a griglia e si adatta alle strade esistenti, determinando un ordine che in qualche modo sembra opporsi tanto allo stagno quanto all'edificio circolare. Il colore delle facciate cambia di continuo, da rosso a bianco, da azzurro a marrone.

Un grande "fronte rosso", ovvero una facciata continua spezzata dalle torri delle scale (simile per certi aspetti al Karl-Marx-Hof di Vienna), e un'altra sequenza, questa volta bianca, di edifici alti interrotti da elementi cilindrici, si pongono ai confini della Siedlung, creando quasi una muratura di confine. È proprio in questi cambi di passo che si manifestano mancanza di rigidità e di schematismi, tali da rivelare in Taut una voluta ricerca di contraddizione.

   


 

3.4. Waldsiedlung Onkel-Toms-Hütte 1926-1931

Indirizzo, Onkel Tom Strasse, Argentinische Allee, municipio di  Zehlendorf, Berlino.
1106 appartamenti in case in linea e 486 case a schiera, per un totale di 1592 unità abitative (sulle 1915 dell'intero quartiere).

(vedi anche il video sulla Siedlung)

 

Planimetria della Siedlung dello Zio Tom

Waldsiedlung potrebbe tradursi come Quartiere nel bosco, e un tempo qui dovevano esserci le rigogliose distese di betulle, di faggi e di abeti che tuttora circondano Berlino. La Siedlung è grandissima, grosso modo come quella di Britz a ferro di cavallo.

L'Argentinische Allee, grande arteria radiale del traffico cittadino, divide in due il complesso e presenta su un lato una facciata ininterrotta di oltre 400 metri, spezzata dal variare dei colori e da varie indentature, ma comunque imponente e dominante. Sull'altro lato del viale, invece, i grandi palazzi si aprono a C, formando cortili verdi ariosi su cui affacciano innumerevoli balconi. L'aspetto generale è quindi abbastanza ingannevole, perché la Siedlung nel suo interno è formata soprattutto da case meno massicce, da giardinetti, da stradine quasi di paese, e resa intima dal continuo alternarsi di porte, finestre, balconi. In realtà, questa ambiguità tra la facciata principale, più anonima, e quella posteriore, più intima, è un dato costante nella progettazione di Taut.

Per la sua posizione, per la varietà dei temi, per la complessità generale risolta in un insieme architettonicamente riconoscibile, la Siedlung dello Zio Tom appare esemplare tra i tanti progetti di Taut a Berlino. A mio parere, qui l'apparente esuberanza di temi e di colori si stempera in un aspetto generale omogeneo, che somiglia alla spontanea nascita ed evoluzione nel tempo dell'architettura di un paese: un traguardo spesso irraggiungibile per una progettazione ex-novo.

 


 

3.5. Wohnstadt Carl-Legien 1928-1930

Indirizzo, Erich-Weinert-Strasse, Prenzlauerberg, municipio di Pankow, Berlino.
1145 appartamenti in case in linea.

(vedi anche il video sulla Siedlung)

 Veduta aerea della Carl-Legien Siedlung

Il quartiere Carl-Legien rappresenta l'intervento urbano più centrale tra le Siedlung di Taut, e probabilmente il più borghese. Sono costruiti solo appartamenti al piano, da uno a 4 locali, nell'apprezzata zona di Prenzlauerberg, oggi di gran moda dopo l'abbandono subìto al tempo della DDR; si tratta sempre di numeri enormi, in questo caso oltre mille nuovi alloggi.

La Siedlung Carl-Legien può apparire come un perfezionamento di Schillerpark, della quale riprende alcuni aspetti geometrici complessivi. I blocchi disposti a U per formare grandi spazi interni sono peraltro più distanti e più alti, giungendo ai cinque piani fuori terra. La presenza e l'importanza dei balconi è ancora maggiore che a Schillerpark; ora sono coperti, disposti a formare logge, ora sporgono addirittura dagli spigoli, ora sono incorniciati da robusti telai di muratura.

Carl-Legien è una Siedlung moderna come aspetto, colorata e distribuita secondo lo stile di Taut, ma forse meno intima del solito, anche per l'assenza delle case a schiera e per una certa rigidità nell'aspetto esteriore dei palazzi.

 


 

4. La fortuna di Taut

In Germania, l'interesse per Taut - peraltro mai del tutto scomparso - è cresciuto negli ultimi anni e ha provocato la pubblicazione di alcuni studi sulla sua opera, tra cui una utilissima guida alle sue case berlinesi, intitolata proprio "Meister des farbigen Bauens in Berlin, Bruno Taut".
L'UNESCO con la sua promozione delle Siedlung ha contribuito non poco ad esaltare l'enorme lavoro di restauro di questi quartieri che il Senato di Berlino aveva portato avanti a partire dagli anni Novanta, insieme a tanti altri gioielli ben più noti e spettacolari; è prezioso in questo senso il fascicolo curato da Haspel e Jaeggi nel 2007 per le edizioni Deutscher Kunstverlag.
In Italia ci sono stati studi sporadici e convegni dedicati all'architetto, ma al momento non sembra che si siano aggiunti nuovi materiali di studio, neppure tramite traduzioni.


4.1.

Testi di Bruno Taut

Alpine Architektur, Hagen,  Folkwang-Verlag, 1918

Die Auflösung der Städte, Hagen, Folkwang-Verlag, 1920 (tradotti in italiano: La via all'architettura alpina, La dissoluzione delle città o La terra una buona abitazione, Faenza editrice, Faenza, 1976).

Die Stadtkrone, Jena, Diederichs, 1919 (tr. it. La corona della città, con saggio introduttivo di Ludovico Quaroni, Milano, Mazzotta, 1973).

Bauen. Der neue Wohnbau, Leipzig, Klinkhardt & Biermann, 1927 (tr. it. Costruire : la nuova edilizia abitativa, saggio introduttivo di Franco Borsi, Bologna, Zanichelli, 1983).

Ein Wohnhaus, Stuttgart, Franckh'sche Verlag, 1927 (tr. it. Una casa di abitazione, a cura di Gian Domenico Salotti, Milano, FrancoAngeli, 1991).

Die neue Baukunst in Europa und America, Stuttgart, Julius Hoffmann, 1929.

Die neue Wohnung; Die Frau als Schoepferin, Leipzig, Klinkhardt & Biermann, 1924 (tr. it. La nuova abitazione: la donna come creatrice, con introduzione di Paolo Portoghesi, Roma, Gangemi, 1986).

Modern architecture, London/New York, The Studio/A. & C. Boni, 1929.

Houses and people of Japan, Tokyo, Sanseido Press, 1937.



4.2.

Su Bruno Taut

Loredana Capaccioli, Bruno Taut. Visione e progetto, Roma, Dedalo,1981.

Domenico G. Salotti, Bruno Taut. La figura e l'opera, Milano, Angeli, 1990.

Domenico G. Salotti, Manfredo A. Manfredini, Bruno Taut der Weltbaumeister. L'interno e la rappresentazione nelle ricerche verso un'architettura di vetro, Milano, Angeli, 1998.

Kurt Junghanns, Bruno Taut : 1880-1938, Milano, Angeli, 1978 (tit. or. Bruno Taut 1880 - 1938. Architektur und sozialer Gedanke, Leipzig, Seemann, 1998).

Winfried Nerdinger e Kristiana Hartmann, Matthias Schirren, Manfred Speidel, Bruno Taut : 1880-1938, Milano, Electa, 2001 (tit. or. Bruno Taut 1880 - 1938. Architektur zwischen Tradition und Avantgarde, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 2001).

Andrea Campioli, Colore e laterizio - Bruno Taut a Berlino, in: "Costruire in laterizio 60", 1997

Jörg Haspel e Annemarie Jaeggi, Siedlungen der Berliner Moderne, München/Berlin, Dt. Kunstverlag, 2007

Winfried Brenne, Bruno Taut: Meister des farbigen Bauens in Berlin/ Master of Colourful Architecture in Berlin, Salenstein, Braun, 2013