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Azioni Parallele

NUMERO 5 - 2018
Azioni Parallele
è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós.
La direzione di Azioni Parallele è composta da
Gabriella Baptist,

Aldo Meccariello
e Andrea Bonavoglia.
La distribuzione è affidata a Ergonet (VT).

La sede della rivista è Roma.

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Cultura e luoghi comuni nella società contemporanea

Un contributo brasiliano

 

Le idee luoghi comuni contemporanei

Idee stereotipate e valori presunti tali vengono condivisi quotidianamente dai diversi gruppi sociali e la loro influenza dipende dall’energia di persuasione che caratterizza il centro di diffusione delle nuove idee e valori. Si tratta di luoghi comuni quando questi valori si sviluppano stabilmente in un “posto” ideale della società, dove diventano gradualmente credenze fondamentali nella comunità dei parlanti. A questo proposito è interessante il lavoro collettivo del gruppo di studio del Master in Linguistica della Università Federale di São Carlos, in Brasile, diretto dal Prof. Valdemir Miotello;1 i saggi raccolti nel volume analizzano i meccanismi di comunicazione sociale in vari ambiti della conoscenza e del sapere.

Valdemir Miotello (a cura di), Janelas Bakhtinianas. Refrações, reflexões e rascunhos (Finestre Bachtiniane. Rifrazioni, riflessioni, e proposte), São Carlos, Pedro & João Editores, 2008.

Naturalmente la sociologia brasiliana affronta tematiche sociali e argomenti simili a quelli occidentali del mondo europeo, fenomeno in parte spiegabile con la globalizzazione che, nel bene e nel male, ha creato un unico universo dove viaggiano le informazioni a velocità rapida e istantanea. Il gruppo di lavoro di São Carlos ha analizzato “i luoghi comuni” della società contemporanea, con gli strumenti di analisi del filosofo e critico letterario sovietico Michail Bachtin. Eseguire laboriose analisi sociologiche affidate alla filosofia del linguaggio bachtiniano necessita un lavoro complesso, ma il risultato è sorprendente e allo stesso tempo inquietante, considerando quanto sia reale nel nostro panorama sociale e sapendo bene che non esiste più nemmeno quella barriera geografica insormontabile dell’Oceano che, in un tempo ormai lontano, separava nettamente il Brasile dall’Europa. Infatti, ormai siamo di fronte a uno spazio geografico globale liquido, parafrasando il filosofo polacco Zygmunt Bauman. In questo clima qual è la migliore definizione di “cultura”? Per Bauman esistono luoghi di scontro tra culture, secondo quanto afferma Theodor Adorno, e come già insegnò Bachtin:

Lo scontro tra i due modi di vedere è ineluttabile. Esso non può essere evitato, né sanato una volta che si è manifestato apertamente. La relazione gestore-gestito è intrinsecamente antagonistica: le due parti perseguono finalità opposte e sono in grado di coabitare solamente in modo conflittuale, combattivo e sempre pronto allo scontro.2 

Considerando luoghi comuni le idee generali, i valori e i giudizi condivisi dalla comunità, analizziamo le modalità dei processi di comunicazione e l’esito finale. Secondo Valdemir Miotello alla base della convivenza esistono vari fattori, tra cui la sfida dell’individuo verso “l’Altro”. Tuttavia l’arroganza e la convinzione di essere il migliore sono atteggiamenti in cui individuiamo invece una reale fragilità dell’individuo: il senso di inferiorità rispetto all’altro.3 È necessario analizzare i processi di sviluppo delle idee nella comunità che costituiscono i “luoghi comuni”, e l’analisi dei meccanismi di diffusione attraverso le teorie bachtiniane, valido strumento di studio, che poi è l’obiettivo principale del gruppo di studio del Prof. Miotello. Non possiamo ignorare che il linguaggio ha un ruolo primario nella comunicazione sociale, essendo l’attività fondamentale dell’individuo, determinando anche l’atto del pensare e differenziando i gruppi sociali. Può essere costruttivo o distruttivo sulla base dell’uso, è positivo e produttivo quando crea relazioni proficue nel rispetto della coscienza di ogni individuo, sulla base di quanto afferma Bachtin; diventa invece distruttivo quando impone forzatamente un’ideologia, presentandola come la migliore di tutte, originando il conflitto sociale. E quindi i luoghi comuni si articolano in un coacervo di credenze della comunità che può conversare in modo razionale e logico oppure discutere e imporre forzatamente idee che annullano tutte le altre. Queste riflessioni già vengono applicate all’interno del gruppo di studio del Prof. Miotello in uno scambio di opinioni tra i vari componenti del gruppo di studio nel rispetto delle loro individualità. Riflettendo bachtinianamente, “i segni” costituiscono il “luogo di incontro e di scontro” nello spazio in cui i diversi componenti si affrontano, discutendo in una specie di “lotta ideologica”.

Il gruppo di studio che va a costituirsi è formato da studiosi che esprimono le proprie teorie nel rispetto della propria individualità e delle differenze in cui il confronto è inevitabile, ma necessario per l’esito finale del lavoro collettivo. La ricerca continua di nuovi concetti e di altre metodologie non prevede solo all’approdo finale definitivo, ma cerca altri approdi e altri livelli di conoscenza, aggiungerei: secondo una metodologia gramsciana. Soggetti che conversano con gli altri sforzandosi di capire teorie contrarie alle proprie, costruiscono le relazioni fatte da interazioni e atti di comprensione reciproca.

Per Ana Paula Pereira Cassassola il linguaggio è decisamente mutevole, soggetto a cambiamenti continui e presenta molteplici aspetti. È proprio quanto accade nella comunità degli Italiani. Altri elementi centrali nel dialogo sono la voce, il tono e il timbro, i gesti e i movimenti del corpo che sembrano ricordarci il dialogo di cui parla Bachtin. L’esito finale sarà positivo o negativo? Dipende dalle intenzioni dei creatori del dialogo e, riflettendo in termini gramsciani, anche dal loro impegno di responsabilità.

Credo che l’aspetto più importante della comunicazione debba essere studiato da un punto di vista sociologico, definendolo linguaggiodi ideologiae di potere nei processi di comunicazione audiovisiva. Qui incontriamo una questione ben nota, ma forse poco analizzata, oggi in una fase in cui tutto ci sembra apparentemente normale; si pensi, all’espressione di Bauman “liquidità” nei messaggi sociali e nelle inter-relazioni tra gli individui. L’analisi del linguaggio audiovisivo e il meccanismo di comunicazione ideologica spesso finiscono nella sfera della manifestazione del potere, e per comprendere la società attuale è necessario studiare e capire quali siano gli strumenti adatti per formare individui consapevoli dotati di coscienza critica. In questo contesto partiamo bachtinianamente dal presupposto che il linguaggio, e in particolare la parola, sono ricchi di significati, e che possono creare reazioni diverse, sia pur esito di un processo storico, che spesso in passato è stato arena di conflitti, oppure di azioni di persuasione, tentando di creare aree di consenso. L’impatto della conoscenza e dell’informazione nell’individuo determina poi la diffusione di un certo modo di pensare di ogni gruppo sociale, fino a raggiungere l’intera comunità.

I messaggi audiovisivi assumono un carattere ideologico nei media soprattutto nel linguaggio televisivo. In passato la televisione italiana ha proposto immagini e suoni che hanno educato bambini e adulti, cercando di formare la loro capacità critica di comprensione del mondo. Ricordiamo la trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi, realizzata negli anni 1960-’68 dal pedagogista e scrittore Alberto Manzi, e i celebri messaggi del Vangelo cristiano di Padre Mariano, il frate cappuccino Paolo Roasenda, che con il suo celebre saluto francescano di “Pace e Bene” regalò momenti di serenità a tanti italiani con i programmi televisivi e radiofonici della Rai dagli anni Cinquanta fino agli anni Settanta. A mio parere quel messaggio cristiano era sicuramente migliore del linguaggio televisivo di oggi, che spesso scuote negativamente la psicologia della maggior parte degli individui, spingendoli a non sperare nel futuro, a seguire stili di vita sbagliati, con l’obiettivo di catturare l’attenzione e il consenso verso un certo tipo di orientamento del pensiero talvolta politico e ideologico in sottofondo.

Le teorie di Bachtin permettono di comprendere le caratteristiche ideologiche delle inter-relazioni sociali della realtà circostante, scoprendo che esistono parole che pronunciamo e parole che ascoltiamo, in un complesso linguaggio costituito da concetti positivi ma anche da falsità, oppure da messaggi banali, gradevoli o sgradevoli. Parafrasando Bachtin possiamo affermare che la parola contiene un senso ideologico da sperimentare. Nonostante l’esistenza di una gran parte di mezzi digitali informatici della comunicazione, il linguaggio televisivo continua a dominare le relazioni con il mondo esterno, tanto che il soggetto ha l’illusione di appropriarsi della realtà non immediatamente percepibile. Nel processo di comunicazione lo spettatore assorbe passivamente quadri già pronti e confezionati, che si presentano come veri quadri sociali, ideologici, ma anche storici e culturali. Insomma la televisione riflette un movimento dinamico, esterno al soggetto, partecipando attivamente alla costruzione della sua coscienza attraverso la creazione di segni organizzati.

Il linguaggio ha numerosi aspetti che possono presentarsi in svariate forme soggette a innumerevoli trasformazioni, a questo proposito non è difficile immaginare quanto accade nella nostra società nella sfera politica e quali sono gli esiti, dando uno sguardo generale all’opinione pubblica attuale. I meccanismi di trasformazione del linguaggio cambiano continuamente, non orientandosi sempre verso i giusti percorsi. Ma il linguaggio non è costituito soltanto dalle parole scritte o parlate, esiste un universo di segni visivi e sonori contenenti messaggi specifici con obiettivi prestabiliti. La pubblicità e la relativa cartellonistica, attraverso pannelli che invadono i nostri marciapiedi, usano questo linguaggio per persuadere il passante e convincerlo della veridicità di quanto viene affermato. Le immagini in movimento delle pubblicità hanno invaso la programmazione televisiva usando un linguaggio ripetitivo per indurre un comportamento condizionato: comprare e consumare. Bachtin oggi direbbe che questi sono decisamente segni ideologici programmati per condizionare gli stili di vita degli individui e permettere l’aumento delle vendite del prodotto commerciale e non mi pare affatto esagerato definire tutto questo un sistema inesorabile di condizionamento.

Le trasformazioni dell’epoca contemporanea a cui abbiamo assistito finora comprendono termini a tutti ormai noti: globalizzazione, post-modernità, libertà, società dell’informazione digitalizzata, capitalismo, consumismo. È lecito chiedersi dove veramente risiede la libertà individuale di possedere una coscienza critica che permetta di valutare la realtà circostante e le informazioni. E inoltre quanto ognuno di noi può valutare il condizionamento della realtà esterna senza rinunciare alla propria personalità? Per Bauman tutto questo si unisce al desiderio narcisistico di consumare l’oggetto dei propri sogni e di volere sempre più gli oggetti materiali di consumo.

La forza propulsiva dell’attività del consumatore non è una gamma di bisogni specifici e tanto meno fissi, bensì il desiderio: un fenomeno molto più etereo ed effimero, sfuggente e volubile ed essenzialmente non referenziale; un impulso autogenerato e autoperpetuato che non richiede alcuna scusante o giustificazione né in termini di fine né di causa.4

 

Il processo di diffusione della conoscenza

La smania di assorbire informazioni avviene per un desiderio inarrestabile di apprendere qualunque notizia. A tale proposito Igor José Siquieri Savenhago riflette sul processo di comunicazione della conoscenza, formulando una teoria del “gioco del linguaggio e degli specchi”, in cui la relazione tra l’individuo e l’altro avviene guardando la realtà attraverso lo specchio, per stabilire un contatto con il mondo circostante.5 È il tema del romanzo Lo Specchio dello scrittore brasiliano di fine Ottocento Machado de Assis, geniale poeta e autore di numerosi romanzi.6 Il tema principale è la condizione dell’uomo contemporaneo nelle relazioni sociali e la scelta difficile tra l’essere se stesso o l’apparire diverso di fronte agli altri. Un tema molto pirandelliano, che riflette sul condizionamento della realtà esterna e sul comportamento individuale. Analizzando l’agire umano, lo scrittore brasiliano pone i personaggi di fronte a uno “specchio ideale”, che rappresenta il “luogo di confronto” con l’esterno, attraverso il quale essi devono confrontarsi con i fattori esterni della condizione sociale e del conseguente prestigio. “L’anima interna” rappresenta la personalità individuale che non corrisponde all’immagine che gli altri vedono e giudicano, originando quindi un’altra “anima esterna” che convive nello stesso individuo. Jacobina, il principale personaggio maschile del romanzo, è un uomo di quarantacinque anni che diventa militare dell’esercito. Durante una riunione con cinque amici egli espone loro la propria teoria sulla trascendenza e sulle possibili alterazioni che può avere la natura umana, sostenendo che in ogni uomo convivono due anime, una interiore e l’altra esteriore; la conversazione si complica a tal punto da diventare impossibile. Sembra di assistere a una commedia pirandelliana, e potremmo riflettere a lungo sulla condizione attuale dell’individuo nelle relazioni quotidiane con la società in cui vive. L’alterità rinvia all’immagine dello specchio idealizzato dove la ricerca della coscienza identitaria può avvenire solo attraverso il riflesso della propria immagine, attraverso la quale cercare un contatto con il mondo circostante. È lo stesso tema de Lo specchio, un racconto della raccolta Primeiras Estoriás di Guimarães Rosa,7 in cui l’esperienza dell’uomo in cerca della propria immagine-identità avviene attraverso lo specchio immaginario e idealizzato. Ma quel che ne ricava è la sembianza ingannatrice e mutevole che cambia subendo l’influenza della realtà esterna. Se pensiamo alla funzione che lo specchio reale può avere nella nostra realtà quotidiana ne converremo che, il più delle volte, lo usiamo per apparire meglio agli occhi degli altri, per ottenere il loro elogio e approvazione o semplicemente per noi stessi.8 Ma la fantasia dello scrittore crea una storia interessante narrando il racconto dell’immagine idealizzata, che è un valido strumento narrativo per riflettere sull’ambiguità dell’uomo nel confronto imprescindibile con l’“Altro”. Scrive Savenhago:

Ricorrere ai testi che parlano di specchi è una strategia per dimostrare che il meccanismo con cui la nostra coscienza si confronta con noi stessi e con gli altri si basa sulle esperienze vissute durante l’intero corso della nostra vita.9

Tuttavia la parola ha un potere comunicativo diretto, essendo il grande contenitore di significati ideologici.

La parola è ricca di significati ideologici. Ogni situazione è diversa, e così pure ogni contesto, una medesima parola può assumere un significato differente, che dipende dall’orientamento ideologico del gruppo che la usa.10

 

L’immagine dell’individuo riflessa all’esterno attraverso lo specchio immaginario fa sì che la coscienza umana dipenda dalla realtà esterna, perché la coscienza stessa è coinvolta nelle trasformazioni sociali.

Se Bachtin ci dice che la parola contiene numerosi significati potenzialmente modificabili, è evidente che nella società dinamica la varietà di significati può moltiplicarsi trasformandosi. Quindi potremmo chiederci se esiste veramente la capacità critica di comprensione della realtà esterna e se sappiamo distinguere la verità dalla falsità, se sappiamo comprendere i discorsi attendibili e autentici da quelli ipocriti e falsi. Bachtin dimostra che le parole possono avere infiniti significati e tessere i fili ideologici di una fitta trama nelle relazioni sociali. E proprio le parole sono i primi indici delle trasformazioni sociali, modificandosi secondo i cambiamenti. Riflettiamo sulla terminologia dedicata alle persone con difficoltà motorie e psicologiche, e noteremo che l’alternarsi di parole differenti per indicare queste persone si è susseguito nel tempo: “handicappato”, “portatore di handicap”, “disabile”, “persona con disabilità”, fino all’espressione “diversamente abile” “diversabile”, che oggi sembrano le più corrette. Sicuramente le trasformazioni sociali hanno influito sull’uso della terminologia, cambiando le parole nel tentativo di trovare i termini più adatti, riflettendo un maggior senso di responsabilità rispetto al passato nei loro confronti, considerando che sono inseriti nella scuola, nelle università e nel lavoro e che sono attivamente produttivi per la comunità. Forse la scelta migliore potrebbe essere non usare nessun tipo di linguaggio specifico, chiedendoci perché dovrebbe essere necessario cercare le parole con il significato semantico adatto a queste persone, quando non lo facciamo con altri gruppi sociali, per esempio con coloro che soffrono di gastrite o con chi ha problemi di miopia. L’analisi può estendersi a vari tipi di linguaggio da un punto di vista pratico e sull’uso che viene fatto delle parole e sulla varietà di significati che può assumere una stessa parola.11 L’esperienza ci pone di fronte a un panorama complesso di terminologie e sensi semantici in continua trasformazione, ed è difficile immaginare l’esito futuro e i successivi cambiamenti. Il problema è attribuire i termini e le espressioni più appropriate ai casi più diversi.

Il linguaggio nasce dalla coscienza, ma è connesso con la realtà sociale, in questo contesto anche il linguaggio scritto ha una funzione altrettanto determinante. Le relazioni inter-personali tra il singolo individuo e il mondo circostante sono gestite dal linguaggio parlato e da quello scritto, che appartengono ai mezzi di informazione di massa. Tuttavia il ruolo determinante del testo scritto entra forzatamente nelle relazioni dell’io con l’altro, tra l’individuo e il gruppo sociale in cui egli vive. L’analisi di Bachtin è attuale se pensiamo alla società odierna, dove l’informazione è velocissima, inarrestabile e affidata ai mezzi mediatici, al punto tale da rendere difficile qualsiasi progetto programmatico di diffusione del sapere con tempi di riflessione, fasi di organizzazione ed esecuzione studiate e meditate. In questo contesto è comprensibile quello che accade tra l’insegnante e i suoi studenti adolescenti nell’aula di una qualsiasi scuola italiana; prima che il professore riesca a svolgere il programma della disciplina scolastica i suoi studenti già credono di avere la soluzione finale assorbita passivamente da internet o da qualche App di Android, senza aver compreso veramente il significato della soluzione: un meccanismo indotto e meccanico di assorbimento passivo del sapere che non lascia la libertà di riflettere, perché a loro sembra importante l’esito finale del processo di comprensione e l’obiettivo finale di un determinato argomento di studio. In tutto questo si attribuisce alla scuola la responsabilità di quanto accade nell’intero mondo mediatico in cui ogni individuo dovrebbe invece rallentare la sua corsa sfrenata dietro ai cortocircuiti velocissimi dell’informazione, in quanto la responsabilità è individuale. Risulta difficile, ma forse non è impossibile, insegnare a uno studente ad avere capacità critica di apprendere progressivamente, perché è molto facile guardare alla soluzione finale del problema, senza dover affrontare la difficoltà del processo graduale dell’apprendimento, perché lo studio riflessivo e ragionato sembra troppo faticoso, ma è l’unico modo per acquisire capacità e per diventare adulti consapevoli con competenze iper-critiche.

Uno dei fenomeni più diffusi è il linguaggio di Youtube che lascia passare una grande quantità di informazioni spesso superiore alla richiesta dei media e alle reali esigenze dei navigatori di internet.12 L’autrice del saggio ci pone di fronte a un problema che richiama alla nostra attenzione l’uso del linguaggio figurato e l’informatizzazione di immagini catturate da internet, che dominano i meccanismi di trasformazione degli stessi linguaggi. Il potere e in alcuni casi il condizionamento psicologico sono determinanti per l’impatto di questo tipo di informazione. Fatto non del tutto negativo, perché i rapporti umani tra le persone sono resi possibili dal sottile filo mediatico di Facebook, dalle chat, da Twitter: un filo sospeso che spesso mantiene le relazioni e i contatti tra persone separate da lunghe distanze e da culture differenti, e il linguaggio diventa un codice costituito da segni con il corrispondente significato. Questi segni non sono solo parole, ma anche simboli grafici, foto, e infine filmati ripresi da Youtube. Pertanto il meccanismo di diffusione delle informazioni diventa ancora più complesso e multiforme.

Il linguaggio dei media è articolato e costituito da svariati sistemi di codici che costituiscono il processo di comunicazione globale. Un esempio che fa riflettere è il linguaggio usato durante la campagna elettorale di un leader politico brasiliano, analisi proposta nel saggio di Ligia Mara Boin Menossi de Araujo; i segni linguistici e le immagini vengono utilizzati come codici di informazione, creando un panorama complesso simile a quello italiano. Perfino il tono di voce e l’espressione dei “protagonisti parlanti” sono fondamentali nella ricezione finale che coinvolge chi ascolta, determinando l’effetto finale.13

Esistono varie forme di dialogo che interessano chi crea e chi recepisce il messaggio pensiamo ad esempio allo spot pubblicitario di un prodotto di consumo. A questo proposito sono attuali le teorie di Bachtin sulla funzione della lingua come strumento di inter-relazione tra gli individui della comunità e anche la realizzazione attraverso le enunciazioni.14

 

L’immagine della donna contemporanea

La frase celebre di Simone de Beauvoir “non si nasce donne: si diventa”, è l’argomento principale studiato da Nádia Salmeron Lopes, che analizza il ruolo della donna brasiliana nella società attuale.15 Niente di diverso dalla donna italiana, anche questo è determinato dal processo di globalizzazione in un mondo completamente “liquido”. Le funzioni tradizionali sono il tema più diffuso nelle riviste femminili, in cui la donna svolge quotidianamente molteplici funzioni: dalla moglie compagna dell’uomo alla donna lavoratrice indipendente, dalla madre dei suoi figli alla manager casalinga. Possiamo affermare che la rivoluzione dei costumi, delle abitudini e delle mentalità introdotte dal movimento femminista oggi sembrano quasi un lontano ricordo, tuttavia ancora molto va fatto perché il ruolo femminile sia più valorizzato. Ma se questo argomento potrebbe suscitare dibattiti, critiche e approvazioni, è invece molto più interessante l’analisi del linguaggio utilizzato dalle riviste, cercando di interpretare le esigenze e il gusto del pubblico delle lettrici. Ancora una volta Bachtin ci offre gli strumenti adatti per dare uno sguardo panoramico alla stampa e per capire quanto sia determinante l’uso di certe parole piuttosto che di altre. Naturalmente il linguaggio è costituito anche dall’uso delle immagini, che spesso sostituiscono le parole, arrivando in modo diretto a tutti. Le parole cambiano continuamente, nascono termini nuovi oppure si trasformano sulla base del patrimonio culturale ereditato, inserendosi nelle relazioni dialettiche con la società. Nelle riviste femminili la donna sembra avere una natura molteplice per i numerosi doveri nei confronti di tutti, una specie di “Super-Donna”, alla quale si attribuiscono numerosi ruoli in modo abbastanza naturale. Si potrebbe obiettare che in realtà le riviste raccontano invece quanto accade nella realtà quotidiana e quindi si limitano a riferire alle lettrici e ai lettori un mondo in evoluzione di cui loro stesse sono le vere protagoniste. Fino a che punto il linguaggio della moda è determinante nella scelta degli stili di vita delle stesse donne? Quando lo stilista disegna il nuovo modello di una borsa, lo fa pensando all’uso futuro, oltreché all’estetica dell’oggetto. Oltre ai consigli sull’acquisto di oggetti e abbigliamento, le riviste propongono anche articoli di riflessione sul comportamento delle donne, sulle loro scelte nella società e nella famiglia. Lo scenario brasiliano non si differenzia affatto da quello italiano ed europeo, troviamo riviste che conosciamo bene come Marie Claire che noi naturalmente leggiamo in lingua italiana e che è presente nei nostri edicole. L’analisi di Nádia Salmeron Lopes riflette sulla pubblicità dell’acquisto di un modello particolare di macchina che è dedicata esclusivamente alle donne compratrici. La rivista propone l’immagine femminile e un modello di macchina adatto a lei, titolando l’articolo “Il potere è tuo”. L’obiettivo è riuscire ad attrarre l’attenzione delle lettrici e far conoscere un modello di donna che decide in prima persona cosa è meglio fare, in quanto è lei che in realtà possiede il potere decisionale di acquistare. La scelta delle parole e delle immagini è fondamentale, ma è anche vero che un articolo pubblicitario come questo si affida alla condizione attuale della donna che ha un ruolo decisionale nella scelta degli acquisti necessari alla famiglia, e non solo nella scelta di beni superflui. Del resto già nel ventennio fascista la Fiat proponeva la pubblicità di un modello di macchina con l’immagine di una donna accanto e titolava: “La nuova Balilla per tutti. L’eleganza della Signora”.16 Secondo l’autrice del saggio di Janelas Bakhtinianas,la donna vuole recuperare la propria femminilità, ma chiedendo anche di essere più valorizzata dalla società per le responsabilità verso la famiglia e per i doveri assunti nel luogo di lavoro. Una specie di riscatto che può avvenire anche attraverso la scelta dell’abbigliamento: qual è l’abito più sobrio adatto alla funzione professionale svolta nel luogo di lavoro, che allo stesso tempo valorizzi anche la femminilità? L’abito permette di apparire in un certo modo, ma ha soprattutto un significato sociale, culturale e storico; ed è decisamente il “segno” bachtiniano che assume un significato ideologico: il ruolo della donna lavoratrice che non perde la sua femminilità.

Abbigliamento e società camminano di pari passo. I vestiti che usiamo sono molto di più che semplici abiti per coprire il nostro corpo; sembrano riflettere consuetudini, valori, abitudini, credenze, stati, generi, il gruppo sociale di appartenenza e l’epoca storica. Quindi sono intimamente connessi con le relazioni sociali. Con lo stile del vestire riusciamo ad esprimere il nostro stato emozionale, i nostri sentimenti e la nostra personalità. Ma l’abito come può riuscire a comunicare lo stesso messaggio ai vari tipi di persone?17

 

 

Bibliografia 

AA.VV., Teoria da cultura de massa, Introduzione di Luiz Costa Lima, São Paulo, Editora Paz e Terra, 2011.

Michail Bachtin, Per una filosofia dell’atto responsabile, a cura di Augusto Ponzio, Lecce, Pensa Multimedia, 2009.

Zygmunt Bauman, Lavoro, consumismo e nuove povertà, Troina (Enna), … 2004.

Id., La società sotto assedio, Bari, Laterza, 2005.

Id., Vita liquida, Bari, Laterza, 2006.

Emmanuel Lévinas, Altrimenti che essere, Milano, Jaca Book, 2002.

Joaquim Maria Machado de Assis, O espelho, in Obras Completa, vol. II, Rio de Janeiro, Nova Aguilar, 1994.

Salomon Malka, Emmanuel Lévinas. La vita e la traccia, Milano, Jaca Book, 2003.

Valdemir Miotello (a cura di), Janelas Bakhtinianas. Refrações, reflexões e rascunhos, São Carlos, Pedro & João Editores, 2008.

Massimo Recalcati, Ritratti del desiderio, Milano, Raffaello Cortina, 2012.

Valentin N. Vološinov, Michail M. Bachtin, Marxismo e filosofia del linguaggio, a cura di Augusto Ponzio, Lecce, Piero Manni editore, 1999.

 

Note con rimando automatico al testo

1 Il Prof. Dott. Valdemir Miotello insegna nella Universidade Federal de São Carlos, presso il Centro di “Educação e Ciências Humanas”, Dipartimento di Lettere per l’Area di Filosofia del Linguaggio e Analisi del discorso.

2 Z. Bauman, Vita liquida, Bari, Laterza, 2006, p. 51.

3 V. Miotello, Apresentação – “As visões se clareando” e as idéias ganhando asas, in Id., (a cura di), Janelas Bakhtinianas. Refrações, reflexões e rascunhos (Finestre Bachtiniane. Rifrazioni, riflessioni, e proposte), São Carlos, Pedro & João Editores, 2008, p. 7.

4 Z. Bauman, La società sotto assedio, Bari, Laterza, 2005, p. 200.

5 I.J. Siquieri Savenhago, Jogos de linguagem e de espelhos: uma reflexão sobre a alteridade em Bakhtin (Giochi del linguaggio e dello specchio: una riflessione sull’alterità di Bachtin), in V. Miotello (a cura di), Janelas Bakhtinianas, cit., pp. 89-107.

6J.M. Machado de Assis, O espelho, in Obras Completa, vol. II, Rio de Janeiro, Nova Aguilar, 1994.

7 Il noto scrittore brasiliano del Novecento Guimarães Rosa è l’autore di romanzi e racconti brevi dedicati al “sertão”. Grande innovatore del linguaggio narrativo, amava mescolare il linguaggio popolare con quello regionale, creando un coacervo semantico lessicale vivace. Nativo di Codisburgo apparteneva alla regione di Minas Gerais dove si laureò in medicina. Eletto nell’Academia Brasileira de Letras nel 1963, è considerato l’inventore del realismo magico, del regionalismo, immerso in una libertà linguistica narrativa creativa e originale.

8 I.J. Siquieri Savenhago, Jogos de linguagem e de espelhos, cit., p. 92.

9 Ivi, p. 106.

10 Ivi, pp. 93-94.

11 Per l’uso della parola in questo contesto si veda il Dizionario dell’Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/meglio-handicappato-portatore-handicap-disab.

12 L.M. Boin Menossi de Araujo, Youtube: uma nova ferramenta para construção do sentido?(Youtube: un nuovo strumento per la creazione del significato?), in V. Miotello (a cura di), Janelas Bakhtinianas, cit., p. 117.

13 Il riferimento va all’analisi del linguaggio più diffuso durante la campagna elettorale del candidato alla Presidenza Lula, in alcuni casi sfociato in metodi di dequalificazione verso l’immagine pubblica del Presidente.

14 Milena Borges de Moraes, Sidnay Fernandes dos Santos, Dialogismo e Gêneros: significações possíveis (Dialogo e generi: significati possibili), in AA.VV., Janelas Bakhtinianas,cit., pp. 205-213.

15 N. Salmeron Lopes, Mulher e poder: do espelho masculino ao resgate da feminilidade (Donna e potere: dall’immagine maschile riflessa al riscatto della femminilità), in V. Miotello (a cura di), Janelas Bakhtinianas, cit., pp. 215-230.

16 Cfr: http://www.url.it/donnestoria/testi/fdellevedfasc.htm

17 Nádia Salmeron Lopes, Mulher e poder: do espelho masculino ao resgate da feminilidade, in AA.VV., Janelas Bakhtinianas,cit., p. 222.