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Azioni Parallele

NUMERO 5 - 2018
Azioni Parallele
è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós.
La direzione di Azioni Parallele è composta da
Gabriella Baptist,

Aldo Meccariello
e Andrea Bonavoglia.
La distribuzione è affidata a Ergonet (VT).

La sede della rivista è Roma.

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Paolo Godani, La vita comune

 


Paolo Godani

La vita comune

Per una filosofia e una politica oltre l’individuo

 


Roma, DeriveApprodi, 2016

pp. 108, ISBN 9788885481622, € 12

 

 

 

Si può ridare un senso alla propria vita facendo affiorare dal proprio essere tratti comuni al di fuori del cerchio dell’individualizzazione? Ci si può liberare di ogni pretesa appropriativa affinché la vita singolare si apra al progetto di una vita comune? Come è possibile che in un’epoca dominata dalla rivoluzione digitale che potenzia compulsivamente le nostre modalità di comunicazione e di connessione permanente effettiva, si faccia poi fatica a percepire la comunità che siamo mentre la solitudine è sempre più un fenomeno tangibile e un modo di sentire?
Sono alcuni degli interrogativi che attraversano il vibrante saggio di Paolo Godani,
tra i cui meriti vi è anzitutto la chiarezza concettuale ed espositiva, a riprova dei raffinati strumenti teorici di cui si serve l’Autore. Obiettivo è esplorare nel magma rovente della quotidianità le direzioni del nostro vissuto e le rumorose onde sulle quali navighiamo e di cui siamo intrisi. Si tratta di delineare strade per una filosofia e una politica oltre l’individuo che rifondi il nostro pensare e il nostro agire. Condizione preliminare è neutralizzare e combattere i luoghi comuni del nostro tempo che ci assediano, ci isolano e accentuano la ossessiva dimensione proprietaria tipica della società capitalistica.
A partire da Walter Benjamin, Godani mette sotto accusa «le preoccupazioni: una malattia dello spirito propria dell’epoca capitalistica» (p. 5) le quali toccano i momenti più deprimenti del vissuto quotidiano. «In attesa alle poste, in coda sulla tangenziale, facendo spesa al supermercato, siamo tutti come i telefonisti di un call center: abitiamo lo stesso luogo e lì facciamo, tutti, le stesse identiche cose, ma ognuno separatamente, senza potervi riconoscere alcuna comunanza» (p. 7). In altri termini, le preoccupazioni sono il sintomo di svuotamento della vita comune, producono
isolamento e depressione degli individui catapultati in un’unica dimensione della temporalità che è il presente.
Qui Godani, muovendosi con scioltezza argomentativa tra Benjamin e Musil, indaga connessioni feconde tra filosofia e romanzo, tra concetti e biografie per verificare la fattualità di una politica della vita comune che da un lato neutralizzi i devastanti dispositivi dell’atomizzazione contemporanea e dall’altro lasci emergere «una molteplicità di vie, stili, modi, che esprimono una natura comune» (p. 44), cioè una costellazione di qualità e di caratteri che preludono a nuove forme di vita.
In un suo importante lavoro precedente,
Senza padri. Economia del desiderio e condizioni di libertà nel capitalismo contemporaneo (Roma, Derive Approdi, 2014), l’Autore aveva denunciato la retorica individualistica (l’eccesso di stimoli, di desideri, di merci, di immagini), come una sorta di ipnosi collettiva che consegna gli individui a un perenne contagio di godimento e di paranoia. In questo volume invece Godani cerca risposte alternative, recupera i classici (Plutarco e Diogene Laerzio), ma lo fa attingendo alla preziosa lezione di Giorgio Agamben che, ne L’uso dei corpi, in particolare nel prologo dedicato agli elementi della vita privata di Guy Debord e nella terza parte del volume dedicata alla forma di vita, afferma che solo il pensiero sarà capace di ritrovare la politica (ossia la natura comune) che si è nascosta nella clandestinità dell’esistenza singolare e allora sarà possibile delineare i contorni di una forma di vita.
«Delle vite dei filosofi, come sono raccontate per esempio da Diogene Laerzio, l’elemento decisivo sta nell’
aneddoto [...] che ha uno statuto analogo a quello dell’esempio: né particolare né universale, si situa nello spazio aperto tra la contingenza storico-individuale e la necessità astratta dei concetti» (p. 46). L’aneddoto è la cifra, la forma singolare di una vita che, depurata della sua contingenza biografica, si apre ad un progetto comune.
A giudizio di Benjamin, scrive Godani, nel concetto di carattere c’è la conversione, anzi la traducibilità delle vite personali in vite comuni e la nozione di carattere è assolutamente incompatibile con quella di individuo perché o esistono gli individui o esistono i caratteri, allo stesso modo in cui si escludono colpa e innocenza. Infatti, in
Destino e carattere, Walter Benjamin demolisce un luogo comune indotto dalla confusione dei due termini visti in rapporto causale l’uno con l’altro, strappando il primo dal contesto religioso e l’altro dal contesto etico. Se il campo semantico e concettuale di destino si fonda sui concetti di colpa e di punizione, non esiste il corrispettivo opposto di questi concetti a livello di categorie morali, cioè la gioia, l’innocenza o la felicità. «Di fronte alla colpa e al debito si è necessariamente soli, perché proprio la colpa e il debito sono i dispositivi che ci costituiscono come individui isolati» (p. 13). Pur con tutte le modalità differenti, la letteratura e la filosofia prospettano un altro senso, un’altra percezione delle cose e dell’esistenza di un mondo comune.
Godani compie questo passo laterale rammentandoci che la letteratura novecentesca contemporanea, dopo i grandi modelli di Proust e di Musil, non smette di raccontare vite comuni ora affidandosi alla scrittura autobiografica ora alla contaminazione saggistica, ora al
personal essay. Il tema del volume, che a livello strutturale si snoda in dodici agili e febbrili percorsi (Il cruccio dell’individuo isolato, Il depresso e il commediante, L’evento tossico aereo, Caratteri, Qualità senza uomo, Vitae, Affetti, L’amore ai tempi dei sistemi operativi, Contro la fedeltà, Feticismo e melanconia, Tutto il tempo del mondo, Come fare?) può riassumersi nel tentativo di disattivare il concetto di vita che, con le sue scissioni: essenza/esistenza, potenza/atto, zoé/bios, physis/nomos, pubblico/privato, politica/biografia, ha accompagnato il cammino della cultura occidentale. È significativo il rimando conclusivo a Spinoza, per il quale il massimo bene per l’uomo è sciogliere gli accidenti di una vita dalla rete del destino e invece affermare la potenza di agire è il vero farmaco contro la solitudine e l’impotenza.