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Azioni Parallele

NUMERO 5 - 2018
Azioni Parallele
è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós.
La direzione di Azioni Parallele è composta da
Gabriella Baptist,

Aldo Meccariello
e Andrea Bonavoglia.
La distribuzione è affidata a Ergonet (VT).

La sede della rivista è Roma.

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Umberto Eco, Il fascismo eterno

 

 

 

Umberto Eco

Il fascismo eterno

 

 

Milano, La nave di Teseo, 2018

pp. 51, ISBN 9788893442411, € 5,00

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1995 Umberto Eco tenne alla Columbia University una conferenza sul fascismo, destinandola quindi agli studenti di un paese estraneo per ideologia alla drammatica storia europea del Novecento, ma coinvolto per scelta politica nella guerra contro il nazifascismo. Pubblicato nel 1997 come uno dei Cinque scritti morali, il Fascismo eterno di Eco ritorna in libreria nel 2018 da solo, in un fascicolo curato dalla casa editrice che Eco fondò insieme ad Elisabetta Sgarbi poco tempo prima di morire, la Nave di Teseo. La scelta postuma di Sgarbi è facilmente comprensibile e inseribile nell’attuale contesto politico italiano, che vede un partito – la ex Lega Nord – trasformato oggi in un movimento incoerente, nel quale il primitivo e primario obiettivo separatista-federalista è stato letteralmente schiacciato da una velleità nazionalista che contraddice per intero il messaggio iniziale. Che poi queste banali e ovvie considerazioni vengano in buona parte negate dai nuovi leghisti, e da quanti sono saltati sul carro del vincitore, rientra nell’attuale drammatico malessere del Bel Paese, che ha perduto qualunque capacità di ricordare persino il passato prossimo, figurarsi la Storia.

Umberto Eco è stato senza alcun dubbio l’intellettuale italiano più noto internazionalmente nella seconda metà del Novecento. Politicamente Eco si è sempre schierato tra i progressisti e di conseguenza, in un paese dominato dalla faziosità come il nostro, la sua opera ha ricevuto critiche del tutto prive di senso dall’ala conservatrice del mondo culturale italiano, che – come nel caso del Nobel a Dario Fo – sceglie clamorosamente in questi casi di non essere patriottica. Le analisi di Eco possono essere inquadrate come neutrali e obiettive in questo caso, visto che risalgono a oltre vent’anni fa e quindi non vi si possono rintracciare velate o forzate polemiche su quanto accade oggi. L’autore spiega che cos’è il fascismo e individua un argomento fondamentale, che il fascismo fa parte della storia dell’umanità, e ne farà sempre parte. Il termine usato da Eco è sintetico, Ur-Fascismo, dove Ur- è quel particolare prefisso della lingua tedesca che significa “originario”, e che qui viene traslato in Fascismo eterno, come a dire che “non può non esserci”. Quali siano le caratteristiche del fascismo e dei suoi sostenitori è il cuore del discorso di Eco; leggendole oggi, le figure di Trump, di Putin, di Kim Jong-Un, di tanti altri leader nel mondo, e anche del nostro aspirante ducetto Matteo Salvini, ne escono nitidamente definite.

Per entrare nella dimensione storica, Eco – che aveva 63 anni al tempo della conferenza – racconta al suo giovane pubblico gli incontri con i soldati americani al tempo della Liberazione e la progressiva consapevolezza di quanto era davvero accaduto durante la guerra. La sua conoscenza del fascismo italiano era diretta, quella del nazismo venne più tardi.

Ma chi sono i seguaci del fascismo? Eco sottolinea che tutto sarebbe più semplice se questi personaggi, invece di mascherarsi dietro presunte scelte sociali, dicessero chiaramente che vogliono “riaprire Auschwitz” o “marciare di nuovo in camicia nera su Roma”. La confusione dei messaggi è tra le caratteristiche del fascismo eterno: si ricordi ad esempio che il reduce di Salò Giorgio Almirante guidava un partito di nome Movimento Sociale e che tra i neofascisti italiani un gruppo si chiama come la rivista di Gramsci, “Ordine nuovo”.

(Mi sia concessa una parentesi: a mio parere nessuno ha saputo esprimere questa grezza strategia meglio di John Heartfield, che per una delle copertine della rivista comunista AIZ costruì un fotomontaggio in cui Josef Göbbels mette la grande barba di Marx a Hitler; il dittatore ha tra le mani una medaglia con i simboli tedeschi e la falce e il martello della rivoluzione russa: definizione illustrata e perfetta del termine oggi tanto usato di populismo).

Per definire che cos’è il fascismo, Eco elenca alcune caratteristiche che tuttavia «non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista». Analizzando tali punti dobbiamo allora ricordarci che non sono necessari, ma sufficienti, come dicono i matematici.

Riassunti in poche righe, ecco le caratteristiche e gli indizi elencati da Eco: 

1) Il culto della tradizione

2) Il rifiuto del modernismo

3) L’irrazionalismo, il culto dell’azione per l’azione

4) Il disaccordo come tradimento

5) La paura della differenza, il razzismo

6) L’appello alle classi medie frustrate, oggi operaie

7) Il “nazionalismo“ e l’ossessione del complotto

8) L’invidia per i paesi immeritatamente più ricchi

9) La vita è una guerra permanente e pertanto il pacifismo è cattivo

10) Elitismo popolare: ogni leader subordinato disprezza i suoi subalterni, e ognuno di loro disprezza i suoi sottoposti.

11) Culto dell’eroe e culto della morte

12) Machismo, avversione sia alla castità sia all’omosessualità

13) Populismo qualitativo

14) Lessico povero e sintassi elementare.

Possiamo anche divertirci ad adattare i vari punti alle idee della Lega o del Movimento 5 Stelle o di Fratelli d’Italia o di Forza Italia, e sicuramente troveremo moltissimi contatti e conferme, ma nella precisa carrellata di Eco c’è un punto più importante degli altri, se visto con gli occhi di oggi. È il punto 13, che ho riassunto qui come “populismo qualitativo”. Per l’esattezza, Eco lo descrive così:

Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la “voce del popolo”. A ragione del suo populismo qualitativo, l’Ur-Fascismo deve opporsi ai “putridi” governi parlamentari. Una delle prime frasi pronunciate da Mussolini nel parlamento italiano fu: “Avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli”. Di fatto, trovò immediatamente un alloggio migliore per i suoi manipoli, ma poco dopo liquidò il parlamento.
Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la “voce del popolo“, possiamo sentire l’odore di Ur-Fascismo.

La descrizione del Movimento 5 Stelle unito alla Lega è incredibilmente corretta ed è stata scritta dieci anni prima della nascita degli Amici di Beppe Grillo e quattordici anni prima della nascita del movimento vero e proprio. Questo ci dice e ci conferma della lucidità e della profonda conoscenza che il grande intellettuale aveva non solo del nostro paese, ma della cultura internazionale, che oggi purtroppo vediamo scivolare sempre più in basso, sempre più vicina a un punto di non ritorno. Eco conclude il suo discorso citando Roosevelt, anche a beneficio dei suoi ascoltatori americani: 

L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo. Do ancora la parola a Roosevelt:
Oso dire che se la democrazia americana cessasse di progredire come una forza viva, cercando giorno e notte con mezzi pacifici, di migliorare le condizioni dei nostri cittadini, la forza del fascismo crescerà nel nostro paese”
Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: “Non dimenticate”.